Etty Hillesum

Zakhòr
“A proposito del Giorno della Memoria, ci sarebbe da mettere in luce l’equivoco del nome: la memoria a cui si fa riferimento è quella ebraica che coincide con la parola zakhòr, ovvero una cosa diversa da quella facoltà neutra, puramente strumentale, che corrisponde alla nostra memoria. Nel ricordare ebraico è implicito uno scopo che è quello di agire. Anche zakhòr è, come molte altre parole, un termine che esprime contemporaneamente due signifcati. Quando Dio dice al popolo ebraico: ricorda (zakhòr, appunto), allo stesso tempo gli sta dicendo: agisci. La riscoperta di questa memoria fnalizzata sarebbe già un passo in avanti, o perlomeno un antidoto a quella memoria costatativa, esercitata la quale sembra di aver già adempiuto a un dovere storico.” (Roberto Borghi)
Etty Hillesum
Etty Hillesum (Esther, il suo nome anagrafco) è nata il 15 gennaio 1914 a Middelburg in Olanda da una famiglia della borghesia intellettuale ebraica. Nel marzo del 1941, su suggerimento dello psicochirologo Julius Spier al quale si era rivolta per risolvere alcuni problemi psicosomatici e in particolare una forma di depressione, cominciò a scrivere un diario. All’inizio del suo diario Etty è una giovane donna di Amsterdam, intensa e passionale. Legge Rilke, Dostoevskij, Jung. È ebrea, ma non osservante. I temi religiosi la attirano, e talvolta ne parla. Poi, a poco a poco, la realtà della persecuzione comincia a infltrarsi fra le righe del diario. Etty registra le voci su amici scomparsi nei campi di concentramento, uccisi o imprigionati. Un giorno, davanti ad un gruppo sparuto di alberi, trova il cartello: “Vietato agli ebrei”. Un altro giorno, certi negozi vengono proibiti agli ebrei. Un altro giorno, gli ebrei non possono più usare la bicicletta. Annota: “La nostra distruzione si avvicina furtivamente da ogni parte, presto il cerchio sarà chiuso intorno a noi e nessuna persona buona che vorrà darci aiuto lo potrà oltrepassare”. Ma quanto più il cerchio si stringe, tanto più lei sembra acquistare una straordinaria forza dell’anima. Confnata a Westerbork, campo di transito da cui sarà mandata ad Auschwitz, lei esalta persino “in quel pezzetto di brughiera recintato dal flo spinato” la sua capacità di essere un “cuore pensante”. Se la tecnica nazista consisteva innanzitutto nel provocare l’avvilimento fsico e psichico delle vittime, si può dire che su Etty abbia provocato l’effetto contrario. A mano a mano che si avvicina alla fne, la sua voce diventa sempre più limpida e sicura. Anche nel pieno dell’orrore, riesce a respingere ogni atomo di odio, perché “renderebbe il mondo ancor più inospitale”. La disposizione che ha Etty ad amare è invincibile. Non pensa un solo momento, anche se ne avrebbe l’occasione, a salvarsi. Pensa a come potrà essere d’aiuto a tutte le persone che stanno per condividere con lei il “destino di massa” della morte amministrata dalle autorità tedesche: al ricordare (e rifettere) preziosissimo affdato ai suoi scritti, Etty affanca un agire quotidiano ancora più prezioso.
Il reading
La voce di Maria Luisa Cregut dà vita ad alcune tra le pagine più intense delle lettere e dei diari di Etty, accompagnando lo spettatore in un vero e proprio viaggio nella sua vicenda umana e spirituale. Fanno da sfondo a questo percorso vertiginoso la contestualizzazione storica del narratore Roberto Regazzoni e l’ambientazione sonora creata dalle musiche originali di Matteo Giudici.

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